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Muffa nell’appartamento, quando si può saltare il pagamento dell’affitto?

Pubblicato da MontanaroGroup sopra Giugno 9, 2025
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Le motivazioni per le quali un inquilino può richiedere la risoluzione del contratto di affitto senza preavviso sono indicate chiaramente all’interno degli articoli 1578 e 1581 del Codice Civile: nel caso in cui un l’immobile dovesse risultare inutilizzabile a causa della muffa e la permanenza al suo interno sia rischiosa per la salute, il conduttore può andarsene e non pagare l’affitto per muffa, senza sottostare ad alcuna penale.

Il discorso inizia ad essere leggermente diverso nel momento in cui la muffa abbia reso inabitabile l’immobile solo in parte, andando ad infilarsi solo in alcune stanze. In questo caso l’inquilino ha la possibilità di chiedere una riduzione del canone di locazione, che dovrà tenere conto della parte dell’immobile che non si può utilizzare.

Quando la muffa diventa un problema

Stando a quanto previsto dagli articoli 1578 e 1581 del Codice Civile, nel caso in cui dovesse diminuire in modo apprezzabile l’idoneità del bene preso in locazione rispetto agli accordi intercorsi, il conduttore ha la possibilità di richiedere la risoluzione del contratto d’affitto o la riduzione del canone mensile. Sempre che i vizi non fossero conosciuti dallo stesso o fossero facilmente riconoscibili.

Le responsabilità del locatore non finisce qui: potrebbe trovarsi nella situazione di risarcire i danni che sono derivati dai vizi dell’immobile, sempre che non riesca a dimostrare di non essere a conoscenza dei vizi nel momento in cui ha consegnato l’immobile. Tra la documentazione che l’inquilino può presentare c’è il certificato medico per muffa in casa: benché non sia un documento ufficiale da presentare insieme ai documenti per avviare eventuali pratiche legali, può essere un ottimo strumento nel caso in cui si dovessero aprire delle controversie con il proprietari

Cosa succede se il responsabile della muffa è l’inquilino

Il discorso cambia completamente quando la muffa è causata da comportamenti scorretti dell’inquilino, che non ha curato adeguatamente l’immobile rispettando completamente il contratto di locazione. In questo caso, per le conseguenze della muffa in casa, a pagare è lo stesso conduttore e non il proprietario. Attenzione a non pagare l’affitto nel momento in cui si verifica questa situazione: si rischia di diventare dei morosi.

Se invece la muffa è oggettivamente arrivata per motivi che non dipendono dall’affittuario – perché ci sono, per esempio, delle infiltrazioni che arrivano dal piano di sopra – a provvedere deve essere direttamente il proprietario.

Cosa fare quando nella casa in affitto c’è della muffa

Tirando le fila del discorso per capire come ci si debba muovere nel caso in cui nella casa presa in affitto ci sia della muffa, emergono alcuni fatti. L’inquilino non deve farsi giustizia da solo in nessun caso: non deve rifiutarsi di pagare l’affitto, senza prima aver trovato un accordo con il proprietario. O senza aver ottenuto un provvedimento da parte del giudice.

L’eccezione d’inadempimento è giustificata solo in casi gravissimi, che rendono l’immobile completamente inabitabile. L’inquilino non deve agire d’istinto e senza essersi confrontato con il proprietario: passerebbe dalla parte del torto.

 

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